“BLUES” ad Alba (Cuneo) dal 5 agosto al 10 settembre 2011

IL BUSTO MISTERO
(Milena Fantaguzzi e Federica Dalpozzo)
e l’ASSOCIAZIONE CULTURALE GIORS MELANOTTE
(Gianpiero Dalpozzo e Alessandro Gaia)

presentano la mostra di BRUNO ZOPPETTI

” B L U E S “

5 agosto – 10 settembre 2011
dal martedì al sabato, ore 9,30-12,30 / 15,30-19,30

ALBA  (Cuneo) in  Via  Elvio  Pertinace,  9/b
Tel. +39 0173 440534
Cel. +39 335 5483468
ilbustomistero@live.it

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Dietro le opere

I  lavori  esposti  sono  il  risultato  di  passioni  di  una  vita  ed  esperienze  più  recenti.  Amo  e mi interesso di Blues da molto tempo. È una musica che ho conosciuto attraverso gruppi inglesi quali i Cream e i Rolling Stones che dagli anni ’60 hanno contribuito a fare conoscere il Blues in Europa. Da subito ne ho percepito l’intensità, la solitudine e la sensualità in cui mi rispecchiavo. Ho incominciato ad ascoltare il Blues con più attenzione, ricercandone le origini, la cultura, gli interpreti. Tuttavia, credo di averlo capito solamente durante un viaggio nella terra dove il Blues è nato – il Delta, New Orleans, Memphis.  Lì mi sono reso conto che il Blues è anche disperazione, urgenza, lavoro duro, amore, desiderio di riscatto. È il grido di un’intera popolazione che aveva trovato nel Blues la forma più adatta per raccontarsi. È questa nuova consapevolezza che ho cercato di  esprimere sulle tele. Dipingere i Maestri del Blues sullo sfondo della loro terra e storia è per me un modo di rendere omaggio alla persona e alla sua musica, per tutte le emozioni che mi hanno dato nel tempo.

Tecnica

Questo lavoro si discosta dalla mia produzione artistica che è stata ispirata fin dall’inizio da Van Gogh, Soutine, Nolde, Varlin e Bacon per certi aspetti, mentre per altri da Sironi e Permeke. Negli anni ottanta ho ammirato profondamente fra gli altri DeKooning, Baselitz e Basquiat.
In “Blues” emergono influenze dei ritratti di Sutherland e dei ‘combines’ di Rauschenberg.
L’artista Blues è ritratto sullo sfondo di immagini giustapposte che evocano la storia del suo popolo e della sua musica. Il risultato è un lavoro in cui elementi diversi si fondono e si richiamano l’un l’altro.

Behind the paintings

These works are the result of different passions and experiences. I have always loved the Blues. My first acquaintance with the music was through British bands as the Cream, and rolling Stones who promoted the music in the sixties and seventies in Europe. I immediately perceived the vibrating intensity, the loneliness, and the sensuality which mirrored my very self. Since then, I have listened to the music more and more attentively, searching the origins,
the people, the community, the culture. Nonetheless, it wasn’t until an epiphanic trip to the land where the Blues was born, and flourished – The Delta, New Orleans, Memphis – that I fully perceived what the Blues is. It is more than loneliness and sensuality. It is desperation, urge, hard work, love, and longing for redemption. It is the outcry of a whole population who had found the proper medium to express their world. It is this new awareness that I have tried to express in my paintings. By painting the Masters of the Blues on the backdrop of their land and history, I want to celebrate the individuals and their achievements; at the same time I am paying them homage, for all the emotions, strength, and beauty they have given to me over the years.

Technique

This work stands aside from my usual production which has been inspired from the very beginning by Van Gogh, Soutine, Nolde, Varlin, and Bacon on one side, and by Sironi, and Permeke on the other. Later on, in the eighties, I was also intrigued by DeKooning, Baselitz, and Basquiat, among others.
In  “Blues” I  combine  suggestions  that  come  mainly  from  Sutherland’s  portraits,  and Rauschenberg’s ‘combines’. Each Blues artist is depicted on a backdrop of juxtaposed images that tell the origin of the artist and the music. The outcome is a work in which the different elements become one and echo one another, thanks to the power of art. It is the marriage of Music and Painting, one exalting the other.

Ascoltare un dipinto…

(di Gianpiero Dalpozzo)

…Sono andato al crocevia, sono caduto in ginocchio / ho chiesto al signore lassù, abbi pietà, risparmia il povero Bob, ti prego…
Con queste parole cantava agli inizi del secolo scorso (eravamo negli anni Venti del secolo scorso), nella canzone “Cross road blues”, Robert Johnson. Ed è proprio da questo straordinario personaggio che si avvia e si dipana la storia del blues.
Egli  ha  costruito  la  grammatica  e  la  semantica,  imponendo  uno  standard  universale, riscontrabile inequivocabilmente in una miriade di musicisti, fino ai contemporanei.
Ed è su questi personaggi, su questi volti, che l’artista Bruno Zoppetti ha tratto forza e ispirazione per realizzare la   mostra “Blues” incentrata su questa musica e sui suoi protagonisti.
Ritratti, ma non solo, di uomini e donne che, nel secolo scorso, del blues hanno fatto una ragione di vita, una condizione che ha come epilogo, non il bisogno di liberazione di una collettività, ma la disperazione, la solitudine e lo smarrimento del singolo, la condizione dolorosa dell’uomo di colore, formalmente integrato, ma di fatto represso in una società egemonizzata dai bianchi.
Nella rassegna sono presentati personaggi che hanno fatto la storia del blues, insieme a una serie di musicisti sconosciuti, ognuno dal titolo: “The blues man”; archetipi dell’artista maledetto, l’uomo a cui il diavolo ha rubato l’anima e donato la chitarra, compositore di litanie malate, polvere, corvi, prigioni e ferrovie, spose violate e ira, le azioni, i sentimenti, la disperazione.
“BLUES” non è la prima mostra incentrata sul blues di Bruno Zoppetti, ma è la prima sua mostra “americana” sul blues.
Una mostra pacata, piacevole ed equilibrata, nella quale l’artista evidenzia doti non comuni di interpretazione; dotato di un tocco personale e raffinato, senza trascurare le volontà riflessive e parzialmente autobiografiche.
I dipinti, quasi tutti su tela, altri su cartoncino, sono stati realizzati nel corso dell’ultima permanenza dell’artista negli States, in maniera incisiva, molto velocemente, senza tanti fronzoli, ma il risultato finale non sembra assolutamente improvvisato, anzi i lavori hanno una fluidità notevole.
Una mostra omogenea da gustare senza fretta, un buon punto di partenza per curiosare nella parentesi musicale di questo artista meritevole di approfondimento.

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